La citazione cambia ogni qualvolta si ricarica la pagina
Queste tesi sono state da me dimostrate e pubblicamente difese in primo luogo per dimostrare che i sofisti di tutte le scuole si sono allontanati di molto e su molti argomenti dal pensiero di Aristotele, visto che nelle opere di un Aristotele non capito non hanno trovato altro che i loro sogni. In secondo luogo ne ho trattato in modo tale che, anche se ci atteniamo con la maggior precisione possibile al significato delle sue parole (così come io l’ho reso in queste tesi), non si possa lo stesso trarne il benché minimo aiuto non solo per la teologia o per le sacre scritture, ma perfino per la stessa filosofia naturale. Che utilità ha infatti, ai fini della conoscenza delle cose, sapersi trastullare e arzigogolare sulla materia, la forma, il moto, il finito, il tempo, usando i termini coniati e sanciti da Aristotele?
He conclusiones sunt a me ideo tractatae ac disputatae, ut ostenderem, primo quam longe lateque ab Aristotelis sententia aberrarint omnium Scholarum Sophistae ac plane sua somnia in Aristotelis non intellecti libros invexerint. Deinde ut, si quam maxime sensum eius teneamus (quemadmodum hic tradidi), tamen prorsus nihil adiumenti ex ipso haberi possit non solum ad Theologiam seu sacras litteras, verum etiam ad ipsam naturalem philosophiam. Quid enim iuvet ad rerum cognitionem, si de materia, forma, motu, finito, tempore nugari et cavillari queas verbis ab Aristotele conceptis et prescriptis?
Eine Äußerung Luthers über die Heidelberger Disputation
1528 - WA 9,170,1-9
Riferimento ad Aristotele:
Commento di Eugenio Andreatta
Questa dichiarazione, apposta al termine di un manoscritto della Disputa di Heidelberg (1518) che si trova nella biblioteca consiliare di Zittau, nell’ex-Ddr, è una piccola summa della critica luterana ad Aristotele. Questi i temi toccati: 1. l’incomprensione scolastica di Aristotele; 2. la rivendicazione di un’interpretazione nuova e più fedele del testo aristotelico; 3. l’inutilità del pensiero aristotelico in teologia e perfino in filosofia; 4. l'accusa, rivolta direttamente ad Aristotele, di essere un mero prestigiatore di termini vuoti e astratti, ancorché imposti a tutta la filosofia occidentale (praescriptis). Di particolare importanza il terzo e il quarto punto. Con la Disputa di Heidelberg, infatti, Lutero si propone tra l’altro di insegnare ai cristiani che “sicut libidinis malo non utitur bene nisi coniugatus, ita nemo philosophatur bene nisi stultus, id est christianus” (WA 56,409,20-21). Si può quindi philosophari bene anche (anzi, soprattutto) senza Aristotele. L’elenco di concetti aristotelici che conclude la dichiarazione è infine un richiamo alla dodicesima tesi filosofica della disputa. Di tutti i termini qui citati Lutero afferma solo “videtur idem esse”. (WA 56,426,18-19), alludendo a una sostanziale identità e insensatezza dei concetti stessi. Da notare infine il ricorrere di verbi come nugari e cavillari e di sostantivi come somnium e sophista.
Database di Eugenio Andreatta
Widget by Giorgio Ruffa