Lutero e Aristotele – Citazioni…


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Aristotele, Sadduceo, uomo civile, considera la retta ragione e la buona volontà in relazione all'utilità comune. Il filosofo morale non pensa di voler meritare la vita eterna. Invece questo è ciò che fanno gli ipocriti e i sofisti; essi tengono per buona la premessa maggiore: “la divinità è”, ma la trasformano e via dicendo. E la divinità, una volta resa così snaturata, “guarda alla mia vita di monaco” - dicono loro - “guarda alla mia buona volontà”. E così, da profanatori, mescolano il divino con l'umano e via dicendo. Aristotele, da filosofo, è migliore di costoro, il suo metodo riguarda solo la civile convivenza, non mette insieme umano e divino.


Aristoteles, Sadducaeus, civilis homo vocat hoc rectam rationem, bonam voluntatem, si quaerat communem utilitatem. Non cogitat philosophus moralis, quod velit mereri vitam aeternam. Sic etiam faciunt hypocritae, Sophistae; habent quidem illam maiorem: divinitas est, sed transformant etc.-; quae sic sit adfecta, quae spectat meam monialem vitam, bonam voluntatem. Ibi miscent divinitatem et polluunt etc. Philosophus Aristoteles est melior, qui habet rationem honestatis, non miscet.

In epistolam S. Pauli ad Galatas Commentarios ex praelectione D. Martini Lutheri collectus 1535 1531 - WA 40 I,410,11-411,7
Riferimento ad Aristotele: Eth. Nic. III,4,1113a,23s.; VI,13,1144b,26-1145a,6


Commento di Eugenio Andreatta

Il principale motivo di interesse di questo brano sta nel fatto che Lutero prende le difese di Aristotele contrapponendolo agli scolastici, da lui abitualmente definiti sofisti (cfr. ad esempio WA 2,424,35; 4,538,3; 6,29,17; 7,667,26). Non si tratta qui però solo del consueto procedimento secondo cui Lutero dichiarandosi buon interprete di Aristotele rinfaccia ai teologi cattolici di non aver capito il filosofo greco, ma di una precisa contrapposizione. Aristotele, che non pretende di entrare nel merito della teologia e conosce solo la ratio honestatis, è migliore di coloro che mescolano l'umano e il divino. Essi sono come i farisei, mentre Aristotele va considerato come i sadducei, una categoria di persone certo molto meno invisa a Cristo proprio perché, non interessandosi di religione, non la strumentalizzavano a fini ad essa estranei. Buona volontà e retta ragione acquistano così una loro precisa autonomia in campo politico, ma restano rigorosamente escluse dal campo della teologia. Come si vede, la sostanza del pensiero luterano non cambia. La rivalutazione dell'Aristotele “politico” non implica un'eguale rivalutazione dell'Aristotele metafisico.

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